#illibrodelgiovedì: “Circe” di Madeline Miller

#illibrodelgiovedì: “Circe” di Madeline Miller

Dalla rubrica “Consigli di lettura in quarantena”

Giovedì 23 aprile 2020

Articolo di Sarah Tripepi

Instagram: https://www.instagram.com/ladanzadeilibri/?hl=it

Se siete amanti della mitologia greca, a mio parere non potete certo lasciarvi sfuggire l’occasione di perdervi tra le pagine di questo libro dal sapore dolce-amaro.

Si tratta della rivisitazione della vita di uno dei personaggi più controversi e anche fraintesi dell’Odissea, Circe, la maga che ospitò Odisseo e i suoi compagni di viaggio, per poi trasformare questi ultimi in maiali.

Ma chi è davvero Circe?

Oltre ad essere una maga potentissima, figlia del dio del sole Elios e della ninfa Perseide, è prima di tutto una donna affascinante e indipendente, molto diversa dai suoi fratelli e sorelle divini, dei quali non condivide né atteggiamenti né passatempi.

Circe è un personaggio femminile forte, che non teme la propria diversità, che ama il mondo e la compagnia dei mortali, che osserva con piacere ed empatia.

A causa delle sue diversità ben presto sarà costretta a vivere in solitudine sull’isola di Eea, ma come da suo temperamento, non si perderà d’animo e ben presto diventerà parte di quella terra che la ospita, sfruttandone le risorse e imparando da tutto ciò che la circonda.

Lo considero un libro perfetto per il nostro periodo di reclusione. Circe infatti, non si lascia abbattere dalla situazione e trae giovamento dal suo esilio, imparando a gestire animali e piante selvatiche e ad affinare le sue virtù magiche… Proprio come alcuni di noi, che stanno sperimentando nuove ricette o stanno sviluppando nuove passioni.

Circe dovrà ben presto prendere coscienza delle proprie decisioni e fronteggiare qualcosa che sta rimandando da troppo tempo, ovvero la decisione di appartenere definitivamente ad un mondo, il proprio, fatto di dèi, con i loro vizi, le loro invidie e i loro divertimenti frivoli e a volte crudeli, oppure il mondo degli uomini, fatto di gioie, amore, amicizia, ma anche di dolore e paure.

L’autrice, Madeline Miller ci trasporta in un mondo incantevole, dal sapore mitico e grazie alla sua penna ci fa entrare fin da subito in sintonia con la protagonista e le sue sensazioni più intime, trasformando una donna da troppo tempo fraintesa e considerata ambigua, in una vera e propria eroina da amare e comprendere.

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Poetry After Dinner #8 – Paolo Agrati – Omne animal post coitum triste est

Poetry after dinner #8 – Paolo Agrati – Omne animal post coitum triste est

Di Paolo Agrati

Doppiaggio: Margherita Romeo

Musica: Daniele Fazio

Disegno di copertina: Claudio Zaddei

Omne animal post coitum triste est

Ho lasciato il mio seme in un sacchetto di gomma

nella pattumiera di un albergo. Ho fatto un bel nodo

stretto e l’ho gettato assieme ai fazzoletti sporchi

agli involucri dei saponi, le boccette vuote di doccia schiuma

i mozziconi di sigarette nella cenere, le cartacce con gli appunti

e tutti i miei rifiuti in genere.

Mi hai detto che ti ricordi di me ogni volta che passi

da un cassonetto perché il nostro primo bacio fu proprio

li davanti. Ci tenevamo stretti come gli amanti nei film

muti e abbiamo lasciato che le lingue parlassero frugandoci a fondo.

Non siamo noi, è l’amore stesso che ha bisogno

che qualcuno gli permetta d’esistere, che lo metta al mondo.

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Visita la pagina di Paolo: http://Paolo Agrati: /https://paoloagrati.wordpress.com/

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Facce di Porto

La signora è bella, ha un viso speciale

ma le manca qualche dente. Il sorriso

si spiega, dirompente, come le case

magre ed eleganti alcune diroccate

assenti; in fila a lastricare la via

che porta al fiume, di lucide piastrelle.

C’era un tizio al parcheggio sul promontorio

in una Renault, l’ho notato per sbaglio

guardava un giornaletto porno che però

ha subito nascosto. Pensavo è tempo

che la carta non va più di moda e poi da

quel posto la vista era proprio stupenda.

Un drogato con la faccia devastata

malinconica come la luna mi ha

chiesto una monetina per l’auto in sosta.

Gli ho dato pochi spicci. “Por dois dias!”

imprecava. L’ho lasciato sulla strada

ho messo la prima e sono scappato via.

Se li ascolti bene, dopo un po’ di tempo

i lamenti dei mendicanti suonano

come dei mantra. È curioso, passano

la maggior parte delle giornate fuori

dalle chiese ripetendo le parole

a oltranza senza parlare con nessuno.

Un nasone rosso pieno di vene che

cercano l’uscita dal grugno. Sentieri

colore del vino salgono e scendono

per il colle come fossero montagne

russe; un gabbiano grasso frigna in cielo.

Ci mostra col volo, la via del bicchiere.

Così lontana, tu. Dormi qui, accanto

profumi di ciliegia, liquore rosso.

Anche senza toccarti, ti sono dentro.

#illibrodelgiovedì: “Il Velo Dipinto” di Somerset Maugham

#illibrodelgiovedì: “Il Velo Dipinto” di Somerset Maugham

Dalla rubrica “Consigli di lettura in quarantena”

Giovedì 16 aprile 2020

Articolo di Sarah Tripepi

Instagram: https://www.instagram.com/ladanzadeilibri/?hl=it

Oggi desidero consigliarvi un altro libro che ho apprezzato particolarmente, non solo per la trama, a mio avviso intrigante e ben sviluppata, ma anche per l’ambientazione.

In questo libro infatti, l’autore non risparmia descrizioni particolareggiate ed estremamente evocative, che ci permetteranno di percepire il calore soffocante che attanagliava la città di Hong Kong negli anni Venti, durante i quali è ambientato il romanzo.

La protagonista è Kitty, una ragazza giovane e brillante, dedita ai divertimenti tipici dell’alta società, della quale fa parte.

A causa all’imminente matrimonio della sorella minore, acconsente a sposare Walter, un ragazzo della sua età, che però non potrebbe essere più diverso da lei; egli in fatti ha un carattere riservato e un temperamento più mite, rispetto all’esuberanza di kitty, inoltre è affine alle discipline scientifiche, essendo prima di tutto un batteriologo.

Ben presto questa diversità tra i due inizia ad emergere prepotentemente, tanto che la giovane, sempre più annoiata, decide di tradire il marito, con un uomo ricco e potente, Charles.

La storia tra i due amanti continua nonostante i due sospettino di essere stati scoperti, in quanto confidano nella pacatezza di Walter e nel suo timore di incappare in uno scandalo.

Kitty accecata dalla sua relazione clandestina confessa tutto al marito, che impassibile, le chiederà di accompagnarlo in viaggio in un piccolo villaggio sperduto nella zona rurale, devastato da un’epidemia di colera, in cambio del mantenimento del loro vincolo matrimoniale. Al contrario, lui stesso provvederà alla richiesta del divorzio.

Kitty sconvolta si reca da Charles, sicura di ottenere il suo appoggio e convinta di poter vivere finalmente libera il sogno d’amore con il suo adorato, ma il trattamento che riceverà la lascerà profondamente delusa.

Decide quindi di partire con il marito, e una volta giunta a destinazione si troverà a fronteggiare una realtà cruda e agghiacciante.

Ho trovato questo romanzo bellissimo, anche se in alcuni punti un tantino “cattivello”… Vi consiglio di non lasciarvi ingannare dalla trama apparentemente piatta e scontata, perché al contrario si rivelerà, o almeno spero, una lettura estremamente piacevole, che vi farà anche commuovere.

Non voglio svelarvi altro, leggetelo e perché no, recuperate anche il film, che ho trovato abbastanza fedele e ben fatto!

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VICE #16 – Si salvi chi può (chi non può si arrangi)

VICE #16 – Si salvi chi può (chi non può si arrangi)

A poco a poco sortiscono gli effetti negativi di questa quarantena.

L’altro giorno le urla frenetiche della vicina annunciavano l’innalzamento di prezzo di alcuni beni di prima necessità.

“Hanno aumentato tutto! Hanno aumentato la farina, hanno aumentato la frutta. Non si può vivere così. Non va bene per niente questa situazione” diceva senza prendere fiato tra una parola e l’altra.

Insomma, non voglio riportare tutta la conversazione ma vi assicuro che quel giorno ci fu un vero e propri comizio sul pianerottolo, e gli attori in scena erano la signora V., della porta accanto, e la signora F., la donna che si era abbandonata ad urla frenetiche.

A me aveva colpito e il fervore della signora F. e così mi misi ad ascoltare un po’ dalla finestra del bagno. Fu allora che riuscii a comprendere la collera che stava esprimendo la povera donna.

In effetti la pandemia da coronavirus ha fatto sprofondare l’economia del paese e molte persone, come me, ora stanno andando alla deriva.

Il malcontento è generale ed oserei dire che quasi non si fa più distinzione tra “ricchi e poveri”. Il Coronavirus ha tolto tutto.

Le misure economiche adottate dalle autorità compenti per arginare questa situazioni, purtroppo, non sono del tutto efficaci: se è vero che sono stati stanziati dei finanziamenti, è anche vero che molte persone non ci possono accedere; in più, c’è da aggiungere che per poter riuscire a ristabilire un’equilibrio, è necessario creare al più presto dei posti di lavoro. Quest’ultimo punto sembra scontato ma non lo è.

Il mondo sta cambiando ad una velocità spaventosa ed anche il mondo del lavoro sta compiendo la sua rivoluzione. L’era informatica ha oramai preso il suo sopravvento e chi non riuscirà stare al passo sarà tagliato fuori.

In questa giornata calda e soleggiata di mercoledì quindici aprile, penso di non aver nessuna voglia di pronosticare il futuro, ma guardando dalla finestra i verdi alberi lussureggianti irradiati dal sole, che mi richiamano alla mente la mia giovinezza, riecheggiano nella mente le parole della vicina che grida: “si salvi chi può!”

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VICE #15 – Medito dunque sono

VICE #15 – Medito dunque sono

Non avendo digerito la cena di ieri, devo ammetterlo: ho trascorso una nottata davvero penosa. In più la sgradita presenza di una zanzara ha turbato il mio sonno. Per tutto il tempo non ho fatto altro che agitarmi nel letto, dopodiché, esasperato, mi sono alzato, ho messo su il caffè e mi sono messo a scrivere.

A dir la verità, prima di riuscire a dedicarmi alla mia regolare mansione, ho brancolato nel buio per dieci minuti abbondanti, pensando di avere qualche malattia grave. Il mio medico la chiama rinite, ma, nonostante le sue rassicurazioni, continuo a credere che ci sia molto di più dietro a tutto questo.

Del resto, se il mio cervello non riesce ad attribuire una spiegazione valida ad ogni evento, tutto ciò che mi accade appare sempre come un evento funesto ed imprevedibile. Non so perché, ma è così.

Ad ogni modo, dopo aver lottato con audacia contro la zanzare, che sono riuscito a catturare e ad accompagnare alla porta d’uscita (non l’ho uccisa!), mi sono fermato un istante ed ho preso a respirare a pieni polmoni.

Nello stesso istante in cui mi sono concentrato sull’espirazione ho iniziato a sentirmi bene.

“Incredibile” mi sono detto tra me bofonchiando “forse avevo solo e soltanto bisogno di questo”. E la realtà dei fatti è che era così: avevo proprio bisogno di smettere di pensare. Nei giorni scorsi, infatti, mi trascinavo dietro dubbi, paure e frustrazioni nate durante questa quarantena, e mentivo a me stesso dicendo che “Nossignore, non sono né angosciato né turbato”; ma alla fin fine, in qualche parte remota della mia testa, me la stavo facendo addosso dalla paura.

Così, in situazioni come queste, riesco sempre a trarre beneficio dalla meditazione, che oltre che a tranquillizzarmi, mi aiuta a ritrovare me stesso.

Meditando, difatti, la mia vera identità emerge fuori e non si lega più alle problematiche della vita quotidiana; io non mi identifico più con la paura o con il dolore. Meditando, dunque sono, proprio perché acquisto consapevolezza di me stesso, in quanto essere umano.

La formula di Cartesio, però devo dirlo, non è del tutto esatta.

Con la locuzione “Cogito ergo sum”, il filosofo esprime la certezza “indubitabile” che l’uomo ha di se stesso in quanto soggetto pensante, tuttavia esclude l’importanza del cuore, che “ha le sue ragioni che la ragione non conosce”.

Nutro molta stima per Cartesio, nonché molto rispetto, ma sostengo che pensare non basta, è necessario meditare. I pensieri talvolta possono essere negativi e di conseguenza si rischia di elucubrare troppo e pensare che siamo noi stessi la causa dei nostri affanni; mentre la meditazione riesci a distaccarci dagli eventi luttuosi e riusciamo così a vedere la vita in una prospettiva diversa, orientata su scelte che ci fanno star bene.

Ora però devo dire che dopo aver intavolato tutto questo discorso, ahimè non riesco più a raccapezzare il senso di questo scritto. Per oggi, forse, è meglio che poso la penna e mi metto a letto.

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VICE #14 – L’Armageddon per l’algoritmo

VICE #14 – L’Armageddon per l’algoritmo

Nel cuore della notte una telefonata inaspettata mi sveglia di soprassalto. In uno stato fra il sonno e la veglia mi avvicino al comodino, afferro il telefono e rispondo alla chiamata. È Ciro.

“Non mi dire niente, ho fatto un brutto sogno” esordisce lui con tono vivace. Non ho neanche il tempo di proferir parola che il mio amico continua accalorandosi:

“Terribile, dico Terribile. È stato un sogno apocalittico. Loro stavano radunando i loro seguaci per sovvertire l’ordine costituito. Si stavano preparando per il grande giorno. “

” Calma, calma, calma.” rispondo io con affettata cortesia “Spiegati meglio. Chi sono loro? E di quale ‘grande giorno’ stai parlando?”

Momento di pausa; dopodiché il mio amico con voce solenne si abbandona ad un lunghissimo soliloquio, come se io non fossi all’altro capo del telefono.

“Loro, i “re malvagi”, stavano… Ehm, no… stanno escogitando qualcosa di losco. Non posso ancora affermarlo con esattezza ma con grande probabilità, molto presto, non so quando, ci sarà un conflitto aperto e dichiarato fra gruppi organizzati. A voler essere precisi sarà una guerra informatica senza precedenti.

Le varie potenze in campo lotteranno per entrare in possesso di algoritmi perfetti; degli algoritmi sofisticato, che gli permetteranno di risolvere qualsiasi problema.” ci fu una breve pausa

” I “re malvagi”, sono sicuro, stanno concentrando le proprie forze per vincere questa battaglia e per poter controllare il mondo. Loro, con il loro algoritmo, vogliono imporre le loro condizioni al popolo ingenuo.

Bisogna fare qualcosa, diamine! Se non interveniamo subito loro ci somministreranno il veleno per poi ricattarci con l’antidoto. E a quel punto non ci sarà più niente da fare. Saremo perduti. Dico: P-e-r-d-u-t-i!”

A quel punto la conversazione è precipitata. Il mio amico mi ha fatto un discorso così sconclusionato che non c’ho raccapezzato nulla.

“Senti” ribatto io, dopo aver tirato un respiro profondo

“Mi fa piacere che mi hai chiamato per dirmi questo. Ma ti assicuro che devi star tranquillo, siamo nel bel mezzo di un’epidemia, la situazione è difficile per tutti. Ora ti consiglio di darti una bella calmata e di tornare a dormire. Penserai domani alla guerra, all’algoritmo ed ai re malvagi.”

E dopo aver rassicurato il mio amico, senza neanche salutarlo, gli ho chiuso il telefono in faccia e mi sono rimesso a letto.

“Ma cosa diavolo è un algoritmo?” mi sono chiesto infine prima di riaddormentarmi.

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VICE #13 – La verità vi prego sulla quarantena

VICE #13 – La verità vi prego sulla quarantena

Venerdì 10 aprile.

Finalmente ho sentito Ciro, non avevo notizie di lui da parecchio tempo. L’ultima volta che ci siamo sentiti per telefono è stato più di tre settimane fa, credo. Devo dire che è rimasto uguale a sé stesso.

Non appena mi ha risposto al telefono ha incominciato a romanzare un episodio che gli era accaduto qualche settimana fa, a casa. Ma non entrerò nei dettagli, vi dirò solo che parlava con trasporto e senza sosta; dopodiché, dopo aver concluso il suo raccolto che non aveva né capo né coda, senza lasciarmi parlare, a rotta di collo ha iniziato a discutere di politica.

Chi non lo conosce potrebbe pensare che è una persona maleducata ma io so che in realtà è solo un po’ esuberante. Egli, difatti, non perde mai l’occasione per manifestare il suo vivo interesse per un argomento che gli interessa. È una persona appassionata della vita, tutto qui. E devo ammettere che il suo modo di fare è molto coinvolgente, poiché anche in quest’occasione ho avuto modo di sentirmi emotivamente partecipe ad un suo ragionamento.

Ciro, difatti, mi ha confessato che qualche giorno fa la lettura di un romanzo l’ha tenuto sveglio tutta la notte. Non ricordo il titolo del libro, tuttavia era molto interessante la trama.

Era la storia di un gruppo di persone che si riuniva per discutere di questioni politiche e sociali. Questi individui sostenevano che la maggior parte degli abitanti del pianeta era ignorante e per questo bisognava dividere l’umanità in due parti: da una parte ci sarebbero state le persone libere, che erano la maggioranza, e dall’altra tutte le altre, che di fatto non godevano di alcun diritto, che erano la minoranza.

Si potrebbe dire che i protagonisti di questa storia non erano altro che dei cospiratori, ma non saprei confermare tale ipotesi con esattezza. Tutto ciò che io so è quel che in modo confuso e sconnesso mi ha raccontato Ciro.

Ad ogni modo era interessante come il mio amico sia riuscito a collegare due fatti apparentemente diversi tra loro: il romanzo e la quarantena.

Ciro, difatti, ha avanzato l’ipotesi che un gruppo di persone si stia servendo di un sotterfugio per poter sottomettere i più deboli. “Un popolo spaventato” dice “baratta la propria sicurezza a discapito della libertà. E la quarantena non è altro che un escamotage per verificare fino a che punto può arrivare il popolo per far si che questo scambio possa avvenire”.

In effetti non potrei dargli torto, tuttavia nutro ancora i miei dubbi sulla questione. E poi tutto quel discorso arzigogolato quasi mi ha fatto perdere la voglia di approfondire l’argomento.

Quale sia la verità, dunque, non lo so più, ma se qualcuno di voi la sa, vi prego è pregato di dirla a gran voce. Io forse sto proprio iniziando a dare i numeri.

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Foto di Elisa Riva https://www.canva.com/photos/MADyR-LwJWI-spiral-staircase/

VICE #12 – 8 Marzo – 8 Aprile: Cos’è cambiato

8 Marzo – 8 Aprile: Cos’è cambiato

Oggi ho smesso di preoccuparmi dei mali che affliggono il mondo e mi sono dedicato ad attività di poco conto.

Ieri sera, prima di mettermi a letto, mi ero prefisso lo scopo di scrivere un articolo importante al fine di celebrare questo giorno speciale; ma quando mi sono svegliato questa mattina, tutto quell’entusiasmo che avevo maturato nel corso del tempo, puff, è svanito nel nulla.

“Festeggiare solennemente con cerimonie varie l’8 aprile, forse è una minchiata pazzesca” mi sono detto tra me; dopodiché con noncuranza ho chiuso il pc ed ho fatto altro, senza programmare nulla. E devo dire che è stata una bellissima idea. Ma cos’è cambiato in quest’ultimo mese?

Forse tutto, forse nulla. Qualcuno dice che niente sarà più come prima, qualcun altro addirittura ha annunciato la fine del mondo. Alcuni ritengono che le antenne 5g abbiano favorito la diffuso del coronavirus, altri hanno espresso il proprio verdetto e affermano che”questi non sono altro che timori infondati, che possono essere attribuiti se non alla fantansia eccitata dei complottisti”. C’è gente che litiga per futili motivi, mentre altri si battono per questioni importanti.

Quel che so io è che mi piacerebbe approfondire di più determinate questioni, vorrei scrivere di più riguardo a questa pandemia. Sembra paradossale, ma in realtà ho poco tempo per occuparmi di tutte queste piccole faccende.

Ad ogni modo, in questi giorni, mi sono rimasti impressi nella memoria i volti delle persone che mi hanno aiutato quando ero sprovvisto dei mezzi di sussistenza; le imaggini di Helin Bölek, che raccontano la storia straziante di una donna morta per colpa di un regime che esercita la sua autorità con intransigenza, senza il rispetto delle personalità altrui; infine mi sono rimaste scolpite nel cuore le parole del premier albanese Edi Rama, che è intervenuto a sostegno dei medici ed infermieri italiani.

Cosa sia cambiato non so dirlo con esattezza, e forse non ho nemmeno la voglia di esprimere un parere a riguardo. Vorrei però qui riportare le parole del premier Rama, che forse sono molto più eloquenti di qualsiasi mio articolo.

«È vero che tutti sono rinchiusi dentro le loro frontiere e anche Paesi ricchissimi hanno girato la schiena agli altri, ma forse esattamente perché noi non siamo ricchi e neanche privi di memoria, non ci possiamo permettere di non dimostrare all’Italia che gli albanesi e l’Albania non abbandonano mai l’amico in difficoltà. Oggi noi siamo tutti italiani e l’Italia deve vincere questa guerra»

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Poetry after dinner #7 – Alessia Stradiotti – Non dualità di vita e morte

Poetry after dinner #6 – Alessia Stradiotti – Non dualità di vita e morte

Di Alessia Stradiotti

Doppiaggio: Margherita Romeo

Musica: Daniele Fazio

Disegno di copertina: Claudio Zaddei

Attimi di vita sospesi nell’aria come palloncini

aspettano che il vento mostri loro la via

per cogliere il fiore della vittoria assoluta.

Fluttuano nella corrente delle infinite possibilità

e indossando maschere di apparente felicità

perdono la loro vera natura intrinseca.

Ma il sole travolge questi istanti di vita

nel suo viaggio di rivoluzione astrale

dove l’universo sussurra loro la verità

che sboccia negli occhi di chi la sa osservare.

Cosí ogni momento si imprime dell’eternità

che è ciclo e riciclo di nascita e morte.

Se se amante delle poesie non lasciarti scappare una super offerta:

Il suono dell’ombra. Poesie e prose (1953-2009) 25, 65 euro

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IL VERO ASPETTO DELLA SOLITUDINE

Quando tutto torna e tace sull’asfalto,

le formiche urlano di gioia

e la voce dell’uomo non rimane che un ricordo.

Il respiro dell’universo mi accarezza i capelli

mentre il vuoto volteggia a ritmo

con il tutto cosí pienamente dotato.

Invito la nostalgia ad ascoltare

il suono della vita del tempo senza inizio,

quando il tutto era me e io il tutto.

Cosí il cuore avvelenato dall’illusione,

percependo il vero aspetto di tutti i fenomeni,

sospira e tace.

oppure:

ATTRAZIONE GRAVITAZIONALE

L’amore è qualcosa che ha a che fare con l’attesa,

dove il sentimento trasforma il tempo

in una convenzione artificiale.

Ti siedi fermo ad aspettare e pregare

che quel per sempre risieda nell’attimo

di un bacio schioccato troppo in fretta.

Potente come la forza di gravità

che ti fa cadere e ricadere verso il centro della terra

dove trovi un’altra persona a cui piace precipitare

nello stesso punto dell’universo.

E lí ti accorgi che spazio e tempo hanno senso

solo dove e quando c’è lui.

Per ascoltare le poesie va su:

https://flavorchris.wordpress.com/2020/03/30/poetry-after-dinner-6-il-vero-aspetto-della-solitudine/

https://flavorchris.wordpress.com/2020/03/08/poetry-after-dinner-5-peppe-cosmico-fluisci-e-lascia-andare/

VICE #11 – Non bevo non fumo e mi astengo (invano) dall’autoerotismo

VICE #11 – Non bevo non fumo e mi astengo (invano) dall’autoerotismo

Martedì 7 aprile. Uscendo di casa mi sento come Tom Hanks quando nel film “Cast Away” riesce a fuggire dall’isola utilizzando una zattera. Percorrendo la strada che conduce alla posta, però, ben presto mi rendo conto che lo scenario che si presenta davanti ai miei occhi è reale, non si tratta di una pellicola cinematografica.

Fuori l’aria è fresca ed il sole si erge alto nel cielo. In più regna una certa calma per le strade, quasi mi viene voglia di gironzolare senza meta.

Rincasando, dopo aver sbrigato le mie commissioni, ho sentito la vicina mormorare: “è proprio una giornata da mare oggi”.

“Già” penso io gettando rapidamente l’ultimo sguardo al mondo là fuori “è proprio una giornata da mare oggi”.

Una volta dentro alla mia abitazione riprendo a compiere le azioni che faccio sempre: accendo il modem, prendo il pc e mi metto a scrivere. C’è da dire che non è facile stare al pc per diverse ore, per svolgere un lavoro di questo tipo ci vuole una calma che io non ho. Per questa ragione di tanto in tanto perdo il controllo della situazione e mi metto a mangiare in modo smodato. “Molto meglio starsene sul lungo mare di Mergellina” bofonchio tra me e me, tra un’imprecazione e l’altra.

Eppure se mi abbandonassi ai piaceri dell’alcool sarebbe tutto diverso. Sotto gli effetti dell’alcool la noia che provo, forse, sarebbe meno grave, meno profonda e in genere meno dolorosa. Sarebbe tutto più divertente.

Anche una bella boccata di fumo potrebbe giovarmi la saluta, di tanto in tanto; per di più mi terrebbe occupato tra una faccenda domestica e l’altra. Ma la verità è che non bevo e non fumo.

Con molta probabilità potrei concorre a un premio se non fosse per il fatto che, talvolta, sono costretto a lottare con quella parte di me che vorrebbe immergersi libidinosamente nei piaceri. A questo proposito vorrei spendere qualche riga in merito a dei fatti di cronaca che si sono succeduti nei giorni scorsi.

Quattro giorni fa circa, difatti, diversi giornali hanno iniziato a parlare di “un enorme network italiano di revenge porn su Telegram”. Come testimonia “RollingStone” si tratta di “una rete di 21 canali Telegram, che conta quasi 50 mila iscritti e oltre 30 mila messaggi al giorno in cui vengono vendute foto private di ex fidanzate e padri di famiglia pubblicano le foto delle figlie.”

Ora, partendo dal presupposto che ancora non so cosa sia esattamente Telegram, sono tante le domande che mi affollano la testa. E non vi nascondo che l’articolo che ho letto mi ha fatto venire ribrezzo. Ma non vorrei entrare nel merito, anche perché, nel caso, dovrei scrivere un altro articolo a riguardo. In quanto “uomo”, vorrei solo condividere con voi le mie sensazioni.

Come vi dicevo pocanzi la notizia del revange porn ha generato in me un moto improvviso e violento di schifo, suscitato da un’impressione morale. Ma non voglio dare troppa importanza alle considerazioni morali, che per altro troppo in fretta possono esprimere un giudizio su fatti e persone che nemmeno conosco. Vorrei piuttosto esternare il mio sentimento di dispiacere in quanto, in questo contesto, qualcosa si poteva fare ma non è stato fatto. E mi spiego meglio.

In un mondo in cui l’accesso alla pornografia è alla portata di tutti, è facile dare colpa ai siti porno, che non sempre diffondono materia politicamente ed eticamente corretto. Parte della responsabilità grava anche sugli utenti che devono agire in modo consapevole. Ma chi sono costoro che usufruiscono di materiale pornografico per sedare i propri impulsi sessuali?

A questa domanda non saprei rispondere con esattezza ed anche se avessi i dati alla mano sarebbe fuorviante cercare di tracciare un profilo; tuttavia credo che non ci sia ragazzo sulla faccia della terra che non abbia mai guardato un video porno. Pertanto oserei dire che siamo tutti “colpevoli”. Ma mia modesta opinione c’è da chiedersi piuttosto: che cosa spinge le persone a ricercare e condividere materiale pornografico?

Io credo che, essendo umani, appunto abbiamo il bisogno di sentirci soddisfatti appagando i desideri fisici (o spirituali), ma per poter realizzare i nostri sogni dobbiamo entrare in relazione con il mondo esterno (che se non ci risponde lo si ricerca in una dimensione virtuale). Ed a questo punto entra in gioco un altro fattore: l’educazione affettiva.

Un individuo che ha un carattere affettivo stabile e che si sente amato e sostenuto, non potrà far altro che restituire affetto, amore e sostegno alle persone che ama. Al contrario un individuo che è circondato da modelli diseducativi (come talvolta lo è la televisione), che cresce con un’idea distorta del concetto di amore e che non è sostenuto dai genitori e dalla scuola, con grande probabilità soffrirà e farà soffrire chi gli sta intorno, poiché non ha capito qual è il vero significato dell’amore.

In questo caso addirittura ci sono stati dei soggetti che hanno diffuso nella rete delle immagini sessualmente esplicite, senza che il soggetto ritratto fosse consenziente). E coloro che hanno diffuso le immagini hanno agito con l’intenzione di arrecare dolore alla vittima, che molto spesso era la loro ex-fidanzata.

Questa è una tragedia che va avanti ahimè già da tempo, ma ora che siamo a casa in quarantena possiamo riflettere sulla qualità delle nostre azioni. Non è facile affrontare una problematica così delicata, anche perché probabilmente ci toccherà lottare con quella parte di noi (e della società) che non vogliamo vedere, ma non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo reprimere i nostri desideri. Si tratta proprio solo di stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa ci fa star bene e cosa no.

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