Squid Game e psicoanalisi: La teoria del desiderio di Jacques Lacan


Il 17 settembre 2021, per la prima volta, viene trasmesso “Squid Game” (”il gioco del calamaro”), una serie televisiva sudcoreana.
Hwang Dong-hyuk, l’autore della serie, già nel 2008 aveva scritto la sceneggiatura, tuttavia la buona riuscita del capolavoro fu arrestata dall’impossibilità di trovare dei produttori che finanziassero il progetto.
Ad oggi il successo della serie è di dimensioni planetarie, tanto che in molti conoscono la trama: 456 persone scelgono liberamente di mettere a repentaglio la propria vita partecipando ad un gioco mortale; in palio ci sono 45,6 miliardi di won.
I partecipanti sono accumunati dalla stessa sorte: è tutta gente d’infima condizione che “vive al limite” e che “non ha i soldi per ripagare i debiti contratti”.
Da un livello di “lettura superficiale” questo potrebbe essere tutto, ma in realtà la serie presenta un livello di lettura più profondo.

In “Hell”, il secondo episodio della serie, ad un certo punto vediamo il giovane detective Hwang Jun-ho: egli è nell’appartamento del fratello scomparso e sta cercando degli indizi utili che lo possano aiutare nelle sue ricerche.
Su una scrivania, tra un ammasso di libri, si intravede “La teoria del desiderio” di Jacques Lacan (nonché un libro sul pittore surrealista René Magritte, uno su Van Gogh ed uno su Picasso).
“Perché vengono mostrati quei libri?” viene da domandarsi guardando per la prima volta la puntata. Rispondere a questo quesito è di fondamentale importanza poiché vi sono degli elementi chiave per cogliere le sottili sfumature della storia, ma per farlo bisognerebbe soffermarsi sulla “teoria del desiderio” di Jacques Lacan; dopodiché sui personaggi che caratterizzano la serie.
Jacques Lacan, psicanalista, psichiatra e filosofo francese, afferma “il nostro desiderio è sempre e soltanto il desiderio del desiderio dell’altro”. Ma cos’è il desiderio?
Prendendo in prestito le parole dello psicologo clinico Giovanni Lo CastroIl desiderio è l’effetto di un *meccanismo, un meccanismo che umanizza l’essere umano quando nasce”.
In parole povere, l’uomo “essere di desiderio”, si distingue dall’animale “essere di bisogno”, in quanto per soddisfare il proprio bisogno egli ha bisogno di un altro uomo (rapporto soggetto e soggetto), mentre l’animale, che obbedisce all’istinto (alla pulsione) soddisfa i propri bisogni senza il bisogno dell’altro (rapporto soggetto e cosa).
“L’essere di desiderio” dunque domanda alla figura di riferimento “che cosa sono per te?” oppure “quale posto occupo nei tuoi desideri?”.
Partendo da queste considerazioni sommarie (che meriterebbero un ulteriore approfondimento) è possibile effettuare un’analisi dei personaggi della serie televisiva.
Prendiamo in considerazione Seong Gi-hun, uno dei personaggi principali, nonché il più emblematico. Egli è un uomo divorziato, un grande giocatore d’azzardo che sprofonda nei debiti, un uomo che si ritrova al gradino più basso della scala sociale.
La sua condizione gli impedisce di essere riconosciuto come padre (tant’è che la madre, parlando di questioni legali, gli dice che “se dimostrasse di poter sostenere economicamente la figlia potrebbe riaverla indietro”).
È palese che egli ha un desiderio ”essere qualcosa per la figlia” ma la sua passione per il gioco d’azzardo si contrappone al suo desiderio e lo priva dei mezzi necessari per soddisfarlo.
Essere riconosciuto in quanto padre e persona di valore risulta dunque difficile e così la vita di Seong Gi-Hun perde di senso: tutto ciò che può fare è giocare a Squid Game, poiché mettere a repentaglio la propria vita, non solo gli dà la possibilità di vincere, ma gli permette anche di “anestetizzare” il dolore. E così accade anche a tutti agli altri giocatori, seppur con dinamiche diverse.
Massimo Recalcati, psicoterapeuta e grande studioso di Lacan, direbbe che nell’universo di Squid Game è la forza della pulsione che domina i personaggi, e difatti, in un modo o nell’altro, sono tutti attratti dall’eccesso.
La moderazione, il senso della misura, sia dentro che fuori dal gioco, sono percepiti come un male, in quanto sono sinonimi di “sconfitta”. E non si può lasciarsi vincere da dall’arrendevolezza, in un mondo in cui bisogna essere spietati per sopravvivere.
Così il gioco ed il suo appetitoso montepremi di 45,6 miliardi di won conferisce ai partecipanti l’illusione di poter appagare ogni desiderio e di poter superare le afflizioni della vita. Ma ciò che sfugge loro è il fatto che il gioco stesso “non farà altro che rimettere in moto la mancanza originaria”.

*Lo psicologo clinico Giovanni Lo Castro afferma che il desiderio attraversa un circuito:

-   il bisogno (il soggetto si accorge di una mancanza) 
-   la domanda di accudimento (il soggetto non potendo soddisfare da solo i propri bisogni si domanda: “cosa/come devo fare affinché la figura di riferimento si occupi di me?”) 

la domanda di aiuto caricata di un enigma (il soggetto accudito si domanda “cosa desidera la figura di riferimento da me?” E di conseguenza sente la necessità di estrarre dalla domanda della figura di riferimento un qualcosa che è l’oggetto di desiderio della figura di riferimento; es. Un sorriso, una risposta alle domande)”.

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