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VICE #18 – Quarantena la genesi: era solo un falso allarme?

VICE #18 – Quarantena la genesi: era solo un falso allarme?

Per la cronaca, Sister è una giovane ragazza solare ed amorevole, una di quelle persone che a mio avviso incarnano alla perfezione tutta la vera essenza napoletana. All’età di ventisette anni circa Sister si era iscritta alla facoltà di lettere con il proposito di diventare un’eccelsa letterata, ma quando la conobbi già faticava a portare a termine i suoi studi. Questo, però, è un dettaglio irrilevante. Vi dirò piuttosto che, circa un anno fa, quando cercavo un alloggio nel napoletano, fu proprio lei a dar prova delle sue virtù ospitandomi a casa sua.

Era quello un periodo piuttosto oscuro per entrambi e ricordo bene che in quel momento la mia amica stava affrontando una tumultuosa lotta interiore con sé stessa. Ancora non comprendo quali siano le ragioni che l’abbiano spinta ad accogliermi, anche perché poteva far finta di niente e starsene tranquilla per i fatti suoi. Può darsi che quando ci siamo conosciuti in circostanze fortuite, nel lontano 2016, io le abbia fatto una buona impressione; o forse, vedendomi nel momento del bisogno, nel riflesso della mia disperazione rivedeva sé stessa e l’inconsolabile sconforto in cui era piombata durante travagliato percorso di studi universitari; fatto sta che alla fin fine, oltre che coinquilini, diventammo amici stretti. Condividevamo tutto gioie e dolori, e sono orgoglioso di dire che l’affetto reciproco durò nel tempo, anche quando trovai un’altra sistemazione.

Fu per questa ragione che la sera del 9 marzo 2020, Sister mi chiamò. Era preoccupata per quello che stava succedendo, ma non lo lasciava trapelare. Parlammo a vanvera, senza fissarci su un argomento in particolare; dopodiché con tono affettuoso lei esordì dicendo

“Stai bene? Ti servono soldi?”

Ci fu qualche secondo di silenzio. Io impallidii come un cencio e dopo qualche secondo di esitazione cercai di ravvivarmi e risposi con voce rotta

“No! Al momento non sono messo poi così male” e cercai subito di deviare dal discorso.

La conversazione andò avanti per un po’ e ad un certo punto Sister sentendomi turbato mi disse con tutta franchezza che ‘ se avessi avuto bisogno di aiuto, avrei potuto contare su di lei’. Io replicai con tono bonario dicendole che tutta quella situazione era solo un falso allarme e che le cose presto si sarebbero rimesse a posto; dopodiché dopo averla rassicurata la salutai con caloroso affetto.

L’indomani, giorno in cui questa storia volse in una direzione inaspettata, io uscii di casa cercando di capire come potevo raccapezzare denari. La verità è che fino all’ultimo ero convinto che sarei riuscito a trovare un sistema per sopravvivere e poi proprio non mi andava di infastidire la mia amica, poiché sapevo che anche lei in quel momento stava vivendo in condizioni economiche burrascose. In più, c’è da dirlo, in qualche modo cercavo di preservare la mia reputazione, anche perché non ho mai sopportato l’idea apparire come un accattone sotto gli occhi degli altri. E, così con un portamento maestoso, quel giorno mi addentrai nelle strade del centro.

Era sera ed il sole volgeva ormai al tramonto. Io camminavo lungo via Toledo e andavo in direzione di piazza Dante, assorto nei miei pensieri, senza prestare troppa attenzione a quel che mi stava accadendo attorno.

Da una parte all’altra, i marciapiedi erano deserti, fatta eccezione per qualche persona qua e là che avanzava guardinga e a passo svelto. Al centro della strada vi erano tre agenti di pubblica sicurezza che camminavano in direzione contraria alla mia. Ricordo che uno dei tre, quello che camminava al centro per l’esattezza, attirò la mia attenzione. Egli era un uomo sulla cinquantina, dal viso squadrato ed il naso adunco. Indosso portava una divisa stretta che metteva in risalto le spalle larghe. Il suo passo era veloce e regolare e guardandolo in volto, per un momento, mi sembrò di vedere un animale famelico in cerca della sua preda. Aveva l’aria di uno che avrebbe fronteggiato qualsiasi situazione senza troppi problemi, e gli agenti alle sue spalle rafforzavano le sue convinzioni.

In men che non si dica mi trovai davanti i tre agenti, erano a pochi metri di distanza da me ed a un certo punto quello al centro guardò i suoi due colleghi e fece un cenno con la testa. Lì vidi avanzare a passo deciso ma anziché venire verso la mia direzione andarono da un uomo che in quel momento si trovava lì a pochi passi. Io continuai a camminare ma nell’accingermi a proseguire dritto verso piazza Dante gettai un’ultima rapida occhiata. L’agente dalle spalle larghe se ne stava fermo ad osservare compiaciuto i suoi colleghi mentre fermavano l’uomo, un signore di origine srilankese dal volto tondo ed i capelli impomatati. Non riuscii a capire cosa i due agenti gli stessero dicendo, tuttavia da come si muovevano senza staccare lo sguardo da lui, si vedeva che l’uomo in quel momento era stato messo in una posizione di stallo.

Fu quello un episodio al quanto strana e singolare ma cercai di dominare me stesso e proseguii per la mia strada; tuttavia, ahimè, la mia corsa alla ricerca di pensieri tranquilli, ormai, volgeva al termine.

Non appena giunsi nei pressi di piazza Dante mi fermai a guardare in direzione di una panchina, sulla mia destra. In piedi stava una donna anziana rubiconda, dai capelli biondi, che parlare in modo concitato, agitando di tanto in tanto la vestaglia bianca che aveva indosso; mentre sulla panchina vi era una giovane coppia di fidanzati che ascoltava con avidità quel che stava dicendo il loro interlocutore. Avvicinandomi vidi che la donna per un momento si interruppe e mi guardò di sbieco, ma non appena mi allontanai ecco che riattaccò il discorso. Io feci finta di niente e mi misi a sedere su una panchina un po’ più in là ed osservai con attenzione la scena cercando di non farmi vedere.

Anche in quel caso era difficile riuscire a captare l’oggetto della conversazione, ma il timbro metallico della donna suscitò su di me una sgradevole impressione; dopodiché la donna si mise a sbraitare tutto d’un fiato e senza sosta, come se avesse voluto precisare qualcosa di importante, e così io riuscii finalmente a sentire le seguenti parole:

“Credetemi, io ho vissuto durante gli anni della seconda guerra mondiale, quando i tedeschi avevano occupato la città, ma non mi era mai capitato di vedere una situazione tragica come questa. Ora stiamo combattendo contro un nemico invisibile. Se dovesse salire il numero di contagi, dove li metteremo tutti i malati? Negli ospedali non ci sono abbastanza posti! Dobbiamo abituarci all’idea di vedere morire i nostri cari. In più non parliamo del danno economico che…”

A quel punto mi alzai dalla panchina e senza ascoltare oltre me ne andai a gambe levate verso casa, cercando tutte le notizie opportune sull’epidemia, che prima avevo ingenuamente ignorato. Avendo constatato che in effetti si stava per avvicinare una catastrofe, presi il telefono e chiamai Sister.

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https://flavorchris.com/2020/04/24/vice-17-quarantena-la-genesi/

Foto di sum+it

https://www.canva.com/photos/MADzAux88IQ-white-and-red-panic-alarm-switch/

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