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VICE #11 – Non bevo non fumo e mi astengo (invano) dall’autoerotismo

VICE #11 – Non bevo non fumo e mi astengo (invano) dall’autoerotismo

Martedì 7 aprile. Uscendo di casa mi sento come Tom Hanks quando nel film “Cast Away” riesce a fuggire dall’isola utilizzando una zattera. Percorrendo la strada che conduce alla posta, però, ben presto mi rendo conto che lo scenario che si presenta davanti ai miei occhi è reale, non si tratta di una pellicola cinematografica.

Fuori l’aria è fresca ed il sole si erge alto nel cielo. In più regna una certa calma per le strade, quasi mi viene voglia di gironzolare senza meta.

Rincasando, dopo aver sbrigato le mie commissioni, ho sentito la vicina mormorare: “è proprio una giornata da mare oggi”.

“Già” penso io gettando rapidamente l’ultimo sguardo al mondo là fuori “è proprio una giornata da mare oggi”.

Una volta dentro alla mia abitazione riprendo a compiere le azioni che faccio sempre: accendo il modem, prendo il pc e mi metto a scrivere. C’è da dire che non è facile stare al pc per diverse ore, per svolgere un lavoro di questo tipo ci vuole una calma che io non ho. Per questa ragione di tanto in tanto perdo il controllo della situazione e mi metto a mangiare in modo smodato. “Molto meglio starsene sul lungo mare di Mergellina” bofonchio tra me e me, tra un’imprecazione e l’altra.

Eppure se mi abbandonassi ai piaceri dell’alcool sarebbe tutto diverso. Sotto gli effetti dell’alcool la noia che provo, forse, sarebbe meno grave, meno profonda e in genere meno dolorosa. Sarebbe tutto più divertente.

Anche una bella boccata di fumo potrebbe giovarmi la saluta, di tanto in tanto; per di più mi terrebbe occupato tra una faccenda domestica e l’altra. Ma la verità è che non bevo e non fumo.

Con molta probabilità potrei concorre a un premio se non fosse per il fatto che, talvolta, sono costretto a lottare con quella parte di me che vorrebbe immergersi libidinosamente nei piaceri. A questo proposito vorrei spendere qualche riga in merito a dei fatti di cronaca che si sono succeduti nei giorni scorsi.

Quattro giorni fa circa, difatti, diversi giornali hanno iniziato a parlare di “un enorme network italiano di revenge porn su Telegram”. Come testimonia “RollingStone” si tratta di “una rete di 21 canali Telegram, che conta quasi 50 mila iscritti e oltre 30 mila messaggi al giorno in cui vengono vendute foto private di ex fidanzate e padri di famiglia pubblicano le foto delle figlie.”

Ora, partendo dal presupposto che ancora non so cosa sia esattamente Telegram, sono tante le domande che mi affollano la testa. E non vi nascondo che l’articolo che ho letto mi ha fatto venire ribrezzo. Ma non vorrei entrare nel merito, anche perché, nel caso, dovrei scrivere un altro articolo a riguardo. In quanto “uomo”, vorrei solo condividere con voi le mie sensazioni.

Come vi dicevo pocanzi la notizia del revange porn ha generato in me un moto improvviso e violento di schifo, suscitato da un’impressione morale. Ma non voglio dare troppa importanza alle considerazioni morali, che per altro troppo in fretta possono esprimere un giudizio su fatti e persone che nemmeno conosco. Vorrei piuttosto esternare il mio sentimento di dispiacere in quanto, in questo contesto, qualcosa si poteva fare ma non è stato fatto. E mi spiego meglio.

In un mondo in cui l’accesso alla pornografia è alla portata di tutti, è facile dare colpa ai siti porno, che non sempre diffondono materia politicamente ed eticamente corretto. Parte della responsabilità grava anche sugli utenti che devono agire in modo consapevole. Ma chi sono costoro che usufruiscono di materiale pornografico per sedare i propri impulsi sessuali?

A questa domanda non saprei rispondere con esattezza ed anche se avessi i dati alla mano sarebbe fuorviante cercare di tracciare un profilo; tuttavia credo che non ci sia ragazzo sulla faccia della terra che non abbia mai guardato un video porno. Pertanto oserei dire che siamo tutti “colpevoli”. Ma mia modesta opinione c’è da chiedersi piuttosto: che cosa spinge le persone a ricercare e condividere materiale pornografico?

Io credo che, essendo umani, appunto abbiamo il bisogno di sentirci soddisfatti appagando i desideri fisici (o spirituali), ma per poter realizzare i nostri sogni dobbiamo entrare in relazione con il mondo esterno (che se non ci risponde lo si ricerca in una dimensione virtuale). Ed a questo punto entra in gioco un altro fattore: l’educazione affettiva.

Un individuo che ha un carattere affettivo stabile e che si sente amato e sostenuto, non potrà far altro che restituire affetto, amore e sostegno alle persone che ama. Al contrario un individuo che è circondato da modelli diseducativi (come talvolta lo è la televisione), che cresce con un’idea distorta del concetto di amore e che non è sostenuto dai genitori e dalla scuola, con grande probabilità soffrirà e farà soffrire chi gli sta intorno, poiché non ha capito qual è il vero significato dell’amore.

In questo caso addirittura ci sono stati dei soggetti che hanno diffuso nella rete delle immagini sessualmente esplicite, senza che il soggetto ritratto fosse consenziente). E coloro che hanno diffuso le immagini hanno agito con l’intenzione di arrecare dolore alla vittima, che molto spesso era la loro ex-fidanzata.

Questa è una tragedia che va avanti ahimè già da tempo, ma ora che siamo a casa in quarantena possiamo riflettere sulla qualità delle nostre azioni. Non è facile affrontare una problematica così delicata, anche perché probabilmente ci toccherà lottare con quella parte di noi (e della società) che non vogliamo vedere, ma non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo reprimere i nostri desideri. Si tratta proprio solo di stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa ci fa star bene e cosa no.

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